20/06/2011

IL COLLASSO STA ARRIVANDO ! SIETE PRONTI ?

 
  Economia DI GERALD CELENTE
lewrockwell.com

Non va tutto bene. E le cose andranno peggio... molto peggio. L'economia è sull'orlo del baratro. Le guerre si espandono come incendi. Il mondo è sulla lama di un rasoio.

I leader mondiali e gli esperti dei media dicono che non è così. Sì, ci sono problemi, ma finanza e politica ne sono a conoscenza. Sono già state prese le politiche e le misure per correggere questi problemi.

Che siano economie fallimentari, vecchie guerre irrisolvibili o nuove che imperversano, dall'alto si sostiene sempre che sono stati fatti progressi costanti e si conforta la popolazione assicurando che le menti più brillanti e i migliori generali si occupano del caso. Su tutti i fronti il successo è certo e la vittoria è a portata di mano. E' necessaria solo "pazienza"... assieme a più uomini, più tempo e più soldi.

Per quanto riguarda questi "leader" e i loro mezzi di comunicazione, l’unica opinione valida viene da un gruppo ristretto di esperti, da fonti ufficiali e dai loro politici favoriti. Solo loro hanno le credenziali per poter parlare con autorità e fornire previsioni attendibili. Il fatto che queste siano spesso, se non sempre, errate pare non diminuire la loro credibilità.

Come può una persona pensare che gli stessi banchieri centrali, gli stessi operatori finanziari e politici responsabili della crisi economica, possano anche risolverla? A pochi giorni dal suo annuncio, noi avevamo predetto che il TARP (Troubled Asset Relief Program) di Bush era destinato a fallire, poi predimmo lo stesso per il pacchetto di stimoli di Obama (The American Recovery and Reinvestment Act). Non erano altro che una copertura: non ci sarebbe nessun recupero.

Ecco il Nuovo Piano, Uguale al Vecchio Piano

Non fa differenza se sono Democratici o Repubblicani. Nonostante la solita retorica, la soluzione dei problemi economici ha poco a che vedere con il partito al governo, riguarda la competenza professionale. Entrambi gli schieramenti hanno avuto la loro occasione. Entrambi hanno usato il loro potere per avviare politiche che hanno creato problemi. Entrambi avevano l'occasione per rimediare ai danni da loro stessi causati. Entrambi hanno fallito, come avevamo predetto. Dato chi sono e cosa hanno fatto, possiamo predire con sicurezza per il futuro una sequenza ininterrotta di fallimenti bipartisan.

Gli incompetenti della politica sono al timone. Quale persona con un sano principio di autoconservazione può credere alle promesse dei politici o fidarsi dei giudizi dei banchieri centrali o dei finanzieri di Wall Street, quando i loro veri interessi sono solo i loro interessi?

Non è "Business as Usual". Nel 1920 il presidente americano Calvin Coolidge dichiarò: "Il business dell'America è il vero business". Novant'anni dopo, la guerra è diventato il business dell'America: i quaranta anni della Guerra alla Droga, i dieci anni di Guerra al Terrorismo, la guerra in Afghanistan (la più lunga della storia americana), la guerra in Iraq che dura da nove anni e non se ne vede la fine, le guerre segrete in Pakistan e Yemen e più recentemente l'"azione militare a tempo limitato, scopo definito" in Libia.

Mentre le giustificazioni per entrare in questi conflitti sono state sempre diverse, si è sempre trattato di assassini immorali, interminabili, rovinosamente costosi e fallimentari. Perché si dovrebbe credere alle comunicazioni ottimiste rilasciate dai generali e ufficiali che continuano a rassicurare il pubblico sostenendo che l'applicazione di vecchie strategie fallimentari, questa volta, porteranno al successo?

Eppure, anche di fronte ai loro fallimenti e alla loro totale incompetenza, chiunque provi a mettere in discussione la linea del partito o la saggezza tradizionale viene tacciato come un "allarmista", un "pessimista" e un "alimentatore di paure". Sebbene le nostre previsioni possano essere sgradite - pessimismo, ottimismo, che piacciano o meno è irrilevante - conta solo la loro accuratezza. Abbiamo accuratamente previsto:

- che la guerra in Afghanistan e Iraq sarebbero state un guaio;
- lo scoppio della bolla immobiliare;
- la corsa all'oro;
- la crisi del 2008;
- la crisi dell'Unione Monetaria Europea;
- il fallimento del piano di salvataggio e degli stimoli americani per rianimare il mercato immobiliare e creare posti di lavoro;
- la caduta di governi, la diffusione di guerre civili e di sconvolgimenti sociali su scala mondiale.

Abbiamo detto anche che la previsione economica della Federal Reserve sui "green shots" nel marzo 2009 era un "miraggio" e avevamo predetto che il loro vantato "recupero" non era altro che una soluzione temporanea, un tappabuchi, a cui sarebbe seguita "la più grande depressione". Ed ora, a giugno 2011, con il Dow Jones in trend negativo e i dati economici che puntano verso la crisi, Washington e Wall Street continuano a negare. L'unico dibattito tra gli "esperti" è se un "doppio tonfo" di recessione sia probabile o meno.

Comunque, per l' uomo comune, colpito dalla diminuzione dei salari, dall'aumento dei prezzi, dalla disoccupazione senza controllo, dall'aumento delle tasse e dalle repressive misure di austerity, la "Depressione", non la "Recessione" e di sicuro non la "prosperità", è dietro l'angolo.

Secondo un sondaggio della CNN e Opinion Research Corporation del 8 giugno, il 48% degli americani crede che un' altra Grande Depressione possa essere probabile nei prossimi anni - la percentuale più alta mai raggiunta. Il sondaggio indica anche che poco meno della metà degli intervistati vive in una famiglia dove un membro ha perso il lavoro o è preoccupato che la disoccupazione possa colpirlo nel futuro prossimo.

Improvvisamente, dopo anni di disagi economici per milioni di Americani - e solo quando la sofferenza e il dolore non possono più essere mascherati con astrazioni o statistiche precotte - i media osano pronunciare la parola vietata che inizia con "D".

Per i lettori del Trends Journal, avvisati dell'emergere di questa tendenza circa tre anni fa, la prospettiva di una depressione non dovrebbe essere una sorpresa. E nemmeno l'idea che, quando la crisi colpirà e non potrà più essere negata, una gran parte della popolazione sofferente scenderà in piazza.

Quando la feci, questa previsione fu oscurata da gran parte dei maggiori organi di stampa. Ora però, quando qualcuno, in maniera esitante ed in ritardo, solleva questa possibilità, diventa subito una grande notizia e lui viene elevato al grado di grande saggio. Ai primi di giugno lo stratega dei Democratici James “It’s the Economy, Stupid” Carville, dopo aver appreso che 2 piu 2 fa 4, ha avvertito che le condizioni di un'economia in declino accrescono il rischio di disordini civili.

Come ho descritto anni fa: "Quando le persone perdono tutto e non hanno altro da perdere, perdono anche quello".

Previsione della Tendenza: Le guerre si moltiplicheranno e i disordini civili si intensificheranno. Come previsto, le rivolte ispirate dai giovani nel Nord Africa e nel Medio Oriente si stanno spandendo in Europa. (vedi “Off With Their Heads”, Trends Journal, autunno 2010)

Data la tendenza in atto e le persone al potere, il collasso economico a certi livelli è inevitabile. I governi e le banche centrali saranno inesorabilmente determinati a strappare ogni dollaro, sterlina o euro al popolo attraverso le tasse, mentre confiscano i beni pubblici (chiamale privatizzazioni) per coprire le scommesse perse da banche e finanzieri.

Quando le persone verranno dissanguate finanziariamente e non avranno più nulla da dare, il sangue scorrerà per le strade.

Lezione sulla Tendenza: Impara dalla storia. Ricordi quando divenne evidente per la prima volta che l'economia statunitense era in grave difficoltà e che si stava avviando verso la crisi del 2008? Non molti lo ricordano. La maggior parte della gente era con la mente in vacanza. Era la fine di luglio 2007 quando il mercato azionario è improvvisamente sceso sotto l' euforico livello di 14000.

Nonostante noi avessimo avvertito nel Trends Journal dell'estate 2007 (uscito a giugno di quell'anno) che "gli indici di tendenza prevedono una grossa crisi che colpirà il mercato finanziario fra luglio e novembre", il Dow in picchiata è stato minimizzato come un semplice "incidente d percorso"... un periodo di pausa tra picchi di espansione.

L' errore più grande in un mercato azionario in caduta

Le enormi oscillazioni del Dow Jones stanno ponendo interrogativi agli investitori. Ma togliere i vostri soldi dal mercato ora potrebbe essere l' errore più grande di tutti.

NEW YORK - Lo scorso giovedì è stato il secondo peggior giorno dell'anno per il Dow Jones Industrial Average. Ma ricordate, solo una settimana fa il Dow ha chiuso sopra i 14000 per la prima (e unica) volta. Le fluttuazioni del mercato non dovrebbero toccare gli investimenti del 401(k). Tenete a mente il vostro orizzonte temporale: molti dei nostri stanno per essere investiti nel mercato fino a che non andiamo in pensione, di solito fra qualche decina di anni. CNN 27 luglio 2007.

Dopo quattro anni e miliardi di dollari persi in azioni e 401(k), quel tipico consiglio di "fare un respiro profondo e mantenere la rotta" appare totalmente sbagliato. Il Dow avrebbe perso più di metà del suo valore ed ora, a giugno 2011, è sceso sotto i 12000.

La morale della storia è di non lasciar andare in vacanza la vostra mente. Le condizioni si deteriorano rapidamente ed è imperativo rimanere all'erta. Un altro episodio negativo in ambito finanziario è incombente. Può essere scatenato dall'economia (per esempio, dal contagio delle insolvenze e dalla crisi del debito in Europa, dal crollo del dollaro o dall'impennata dei prezzi delle materie prime), potrebbe essere il terrorismo (vero o false flag), un disastro provocato dall'uomo (un'altra Fukushima) o uno provocato da Madre Natura... o una combinazione di tutto questo.

Gerald Celente (fondatore e direttore del Trends Research Institute, autore di Trends 2000 e Trend Tracking (Warner Books) ed è l'editore del Trends Journal. Fa previsioni dal 1980 e ha recentemente previsto il "Crollo del 2009".

Fonte: http://lewrockwell.com
Link: http://lewrockwell.com/celente/celente71.1.html

GLI USA PARLANO DI PACE E PREPARANO LA GUERRA IN SUDAN

 
  Africa DI SUSAN GARTH
Global Research

Nel conflitto sempre più duro tra il governo di Khartoum e gli stati del sud che hanno votato per l’indipendenza nel referendum di gennaio, si stima che siano state uccise più di 1.500 persone dalla data del voto e altre 150.000 hanno dovuto lasciare le proprie case. Le agenzie d’assistenza hanno annunciato un disastro umanitario proprio mentre il paese si incammina verso una ripresa della guerra civile tra nord e sud che in due decenni ha provocato più di due milioni di morti.

Il Presidente Barack Obama ha preteso un “cessate il fuoco”, presentandosi come un onesto intermediario in un conflitto che, per larga parte, è un prodotto degli Stati Uniti. Il disastro umanitario minaccia di diventare un pretesto per un’altra avventura militare in Africa. Washington è già intervenuta in Libia con i raid di bombardamenti che avevano l’obbiettivo di rovesciare il regime di Gheddafi regime. Ora ha il Sudan nel mirino.

Obama ha adottato lo stesso tono moraleggiante che ha usato parlando della Libia. “Non c’è nessuna soluzione militare”, ha detto a Voice of America. “I leader del Sudan e del Sudan del Sud devono affrontare le proprie responsabilità. Il governo del Sudan deve prevenire un’ulteriore escalation della crisi, cessando immediatamente le sue iniziative militari, che comprendono bombardamenti aerei, trasferimenti forzati e campagne di intimidazione.”

Tutto questo viene dal presidente che ha sancito gli attacchi dei droni in Afghanistan che hanno ucciso i civili, che ha personalmente ordinato degli omicidi guardandoseli dalla televisione a circuito chiuso e che sta tuttora dando sostegno al bombardamento NATO di Tripoli nel tentativo di uccidere un capo di stato. Per Obama, parlare di pace è una cosa totalmente ipocrita.

Obama ha incitato i leader sudanesi per la ricerca di una soluzione pacifica e gli ha assicurato che “gli Stati Uniti faranno i passi necessari che sono già stati promessi per ristabilire una normalità nelle relazioni.” Ma ha anche messo la pulce nell’orecchio. Ha proseguito minacciando che “quelli che non osserveranno i propri obblighi internazionali avranno di fronte a sé una pressione e un isolamento maggiori e saranno ritenuti responsabili delle loro azioni.”

Tutto questo implica che il Presidente Omar al-Bashir, che come Muammar Gheddafi è stato denunciato alla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità, si può aspettare lo stesso trattamento riservato al regime di Gheddafi se non seguirà le richieste di Obama.

Khartoum è già stata l’obbiettivo di un attacco di missili Cruise nel 1998 quando fu distrutta l’industria farmaceutica al-Shifa. L’amministrazione Clinton denunciò che la fabbrica era un impianto per la produzione di armi chimiche collegata ad al Qaeda. Una vasta mole di prove che sono finora emerse implicano che la fabbrica era attiva solamente nel campo medico e che non aveva nessun collegamenti con quell’organizzazione.

Le lamentele degli USA erano una fabbricazione totale e la distruzione della fabbrica aveva l’obbiettivo di intimidire la popolazione sudanese e di privarla di un’importante infrastruttura. L’ambasciatore della Germania in Sudan, Werner Daum, ha calcolato che la perdita della fabbrica ha comportato la morte di decine di migliaia di persone per la malaria e la tubercolosi per la carenza di medicinali salva-vita.

Nell’aprile di quest’anno due persone sono state uccise in un’auto che è stata colpita da un missile a Port Sudan. Le autorità sudanesi hanno riferito che il missile era stato sparato da un velivolo non identificato che volava nello spazio aereo sudanese. Hanno anche suggerito che Israele fosse dietro l’’attacco. Il governo di Israele non ha commentato. Solo Israele e gli Stati Uniti hanno la tecnologia militare usata in questi attacchi ed è difficile crede che il governo israeliano possa averlo portato a termine senza la conoscenza degli USA. Le vittime non sono state identificate ma è stato senza dubbio un assassinio.

Il conflitto che si sta sviluppando nel Sudan è il risultato di un lungo periodo di coinvolgimento negli affari della regione da parte degli Stati Uniti. Le varie amministrazioni che si sono succedute a capo degli USA hanno appoggiato il Movimento di Liberazione Popolare del Sudan (SPLM) guidato dal leader, addestrato dagli USA, John Garang. La sua morte improvvisa in un incidente a bordo di un elicottero non ha in alcun modo intaccato i rapporti.

Gli Stati Uniti hanno fornito armi per il conflitto dell’SPLM contro il governo di Khartoum e hanno continuato a riversare armi nel paese seguendo l’accordo del 2005 violato dagli Stati Uniti che portò alla fine della guerra civile. Ciò ha fornito il pretesto per un referendum sulla secessione del sud e per la creazione di un nuovo stato nel Sudan meridionale con capitale Juba. Il voto per la secessione ha offerto a Obama una base dentro al Sudan per lanciare un assalto al regime di Khartoum per mezzo di una forza delegata.

L’intero Sudan è soggetto alle sanzioni degli Stati Uniti che proibiscono le esportazioni di armi nel paese. Gli USA permettono solamente di esportare merci non militari al Sudan, anche nel sud. Ma secondo WikiLeaks, un carico di carri armati, di lanciagranate e di armi anti-aeree catturato dai pirati somali nel 2008 era diretto all’SPLM. Era stato venduto all’SPLM passando dal Kenya, un alleato molto stretto degli Stati Uniti. I cablogrammi trapelati hanno rivelato che gli Stati Uniti erano preoccupati dall’esito di questa spedizione.

È chiaro da questa diffusione di notizie che gli Stati Uniti stavano preparando l’SPLM per affrontare un nuovo conflitto militare mentre tutti i pronunciamenti pubblici che venivano dalla Casa Bianca e dal Dipartimento di Stato parlavano di pace.

I conflitti lungo il confine non ancora determinato erano inevitabili. Le regioni di confine del Sud Kordofan e dell’Abyei erano tra le pochi aree produttrici di petrolio che potevano rimanere ancora nella mani di Khartoum dopo la secessione del sud. Sarebbero state contestate in modo accanito, ma ci sono le prove che il conflitto attuale è stato provocato dalle forze fedeli all’SPLM. Il 10 maggio le unità delle milizie alleate all’SPLM hanno teso un’imboscata a un convoglio umanitario delle Nazioni Unite e delle truppe del nord. Alcune fonti diplomatiche hanno suggerito che questo è stato un tentativo deliberato di trascinare Khartoum in un conflitto sui confini. Se così fosse, è riuscito nell’intento, perché la risposta di Khartoum è stata l’invio di carri armati nella città di confine di Abyei e il bombardamento di un campo aereo nel Sud Kordofan.

Si sarebbe dovuto tenere un referendum separato a Abyei per decidere se si fosse unita alla parte nord o a quella sud della nazione. Ma il voto è stato posticipato dopo gli scontri violenti tra i gruppi a favore di Khartoum e quelli a favore dei gruppi del sud. I tentativi di mediazioni degli altri Stati africani sono falliti e le due parti in lotta sono diventate sempre più intransigenti.

“Abyei è terra del nord Sudan”, ha insistito il Presidente Omar Hassan al-Bashir. Ha anche aggiunto che il Sudan non ha paura delle minacce degli Stati Uniti.

Parlando da Juba, la capitale meridionale, il portavoce dell’SPLM, Philip Aguer, ha riferito al Financial Times che “la missione delle Nazioni Unite in Sudan è stata un fallimento completo: quale sarebbe lo scopo di “monitorare” la pace quando si stanno “monitorando” le uccisioni di persone? Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dovendo attivare una missione che imponga la pace, dovrebbe fare qualcosa di più che fare promesse che non mantiene.”

L’SPLM sta davvero chiedendo una copertura della Nazioni Unite per le sue operazioni militari come ha già fatto Alassane Ouattara in Costa d’Avorio nella sua lotta contro Laurent Gbagbo.

L’SPLM si descrive come la parte colpita che allo stesso tempo sta riorganizzando e riequipaggiando il suo esercito. Atim Garang dell’SPLM ha accusato il governo di Khartoum di volere il conflitto: “Abbiamo caldeggiato relazioni buone e serene tra il nord e il sud del Sudan e stavano accordandoci per la sostenere i comuni interessi con la parte nord del paese, principalmente riguardo alla nostra collaborazione nel campo delle estrazioni e della commercializzazione del petrolio, ma ora dubitiamo fortemente delle vere intenzioni del Sudan del nord.”

Il Vicepresidente Riek Machar Teny Dhurgon ha visitato Washington per ottenere un supporto più consistente all’SPLM. Avendo architettato una crisi umanitaria sul confine, Washington potrebbe sentirsi giustificata dall’offrire un maggior supporto militare all’SLPM.

Da parte sua il governo di Khartoum si è rivolto al suo alleato di lungo orso, la Cina. Bashir visiterà Pechino nelle prossime settimane. L’argomento di questo confronto non è stato annunciato, ma la Cina è la più grande fornitrice di armi del Sudan.

La Cina è stata largamente responsabile dello sviluppo dell’industria petrolifera del Sudan, l’80 per cento della quale è nel sud e cadrà sotto le autorità meridionali una volta che la scissione avrà luogo. La gran parte delle strade asfaltate nel Sudan meridionale e sono state costruite dalle compagnie cinesi. Potenzialmente, il nuovo governo potrebbe insistere sulla rinegoziazione dei contratti permettendo così alle compagnie USA di avere una parte delle risorse petrolifere. La vastità degli investimenti cinesi messi a rischio dalla scissione del Sudan è immensa. Si pensa che la Compagnia Nazionale Cinese del Petrolio abbia investito 20 miliardi di dollari in Sudan, che è attualmente la fonte del 30 per cento delle importazioni cinesi di petrolio.

Il Sudan ha un’importanza strategica per la Cina e l’atteggiamento provocatorio adottato dall’amministrazione Obama minaccia di portare al tipo di confronto che Pechino ha finora accuratamente evitato in Africa. Una guerra civile per il controllo del petrolio del Sudan ha implicazioni potenzialmente globali. Potrebbe avere un impatto fortemente destabilizzante sulle relazioni internazionali.

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Fonte: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25300

16.06.2011

24/05/2011

Il Nucleo Della Terra Si Sta Sciogliendo… E Ghiacciando!

Modello della struttura interna della Terra


Il nucleo interno della Terra sta simultaneamente sciogliendosi e ghiacciando per via della circolazione del calore nel mantello roccioso che lo circonda. Questa è la conclusione di un nuovo studio portato avanti da scienziati della Univeristy of Leeds, della University of San Diego e dell’Indian Institute of Technology. Le scoperte, pubblicate il 19 Maggio su Nature, potrebbero aiutarci a capire come il nucleo interno si è formato e come il nucleo esterno si comporta da “geo-dinamo”, generando il campo magnetico terrestre.

“Le esatte origini del campo magnetico della Terra rimangono un mistero per gli scienziati” ha spiegato il co-autore della ricerca, il Dr. Jon Mound, dell’Università di Leeds. “Non possiamo raccogliere campioni provenienti dal centro della Terra, quindi dobbiamo basarci sui rilevamenti superficiali e sui modelli computerizzati per dirci cosa sta succedendo nel nucleo.”

“I nostri modelli ci forniscono una spiegazione piuttosto semplice a diverse misurazioni che sono rimaste nel mistero per m olti anni. Suggerisce per esempio che le dinamiche che hanno luogo nel nucleo sono in qualche modo collegate ai movimenti delle placche tettoniche, cosa che è tutt’altro che evidente dalle osservazioni fatte in superficie.

“Se il nostro modello verrà verificato sarà un grande passo avanti verso una migliore comprensione di come il nucleo interno si è formato. Cosa che in cambio ci potrà aiutare a capire come viene generato il campo magnetico della Terra.”

Il nucleo della Terra è una palla di ferro solido delle dimensioni della nostra Luna. Questa palla è circondata da uno strato più esterno composto da ferro e nichel insieme ad altri elementi più leggeri in quantità minore. Questo strato si chiama nucleo esterno, sopra di esso c’è il mantello con le sue varie divisioni e per finire una crosta, che è quella su cui viviamo. Ovviamente la struttura è più complessa e stratificata (come si può notare nell’immagine in apertura).

Nell’arco di miliardi di anni, la Terra si è raffreddata nelle regioni interne facendo si che questo nucleo interno di ferro sciolgo si solidifichi parzialmente. Di consequenza, il nucleo interno solido è cresciuto nelle sue dimensioni ad una velocità di circa 1mm all’anno, man mano che i cristalli di ferro si ghiacciano e formano la massa solida che lo compone.

Il calore rilasciato durante il processo di raffreddamento del nucleo va a finire nel mantello e poi nella crosta sotto la forma di un processo chiamato Convezione. I correnti di calore rilasciati dal nucleo si muovono portando con se mantello sciolto caldo verso la superficie e spedendo parti di mantello freddo verso il nucleo. Questo processo di rilascio di calore è quello che fornisce l’energia al geo-dinamo della Terra ed è legato anche alla rotazione terrestre.

Gli scienziati hanno recentemente cominciato a capire che il nucleo interno potrebbe star sia sciogliendosi che ghiacciandosi, ma c’è stato molto dibattito a riguardo e riguardo alla possibilità che tutto l’interno della Terra si stia raffreddando. Adesso il team di ricerca che ha fatto questa pubblicazione crede di aver finalmente risolto il mistero.
Usando un modello computerizzato che simuli la convezione nel nucleo esterno insieme ai dati sismologici rilevati nell’ultimo secolo, hanno mostrato che il flusso di calore al confine tra il nucleo esterno ed il mantello varia in base alla struttura del mantello stesso. In alcune regioni, questa variazione è abbastanza grande da forzare il calore dal mantello di nuovo nel nucleo, facendo si che si sciolga localmente. Il modello mostra che sotto le regioni più attive sismicamente, come il Cerchio di Fuoco nel Pacifico, dove le placche tettoniche sono in fase di subduzione, le parti fredde delle placche oceaniche attirano moltissimo calore dal nucleo. Questo processo porta ad un ulteriore raffreddamento del mantello che genera flussi di materiale più freddo che attraverso il nucleo esterno e si ghiaccia direttamente sul nucleo interno.

Modello della Convezione nel mantello terrestre. Credit:NASA


Al contrario, in due grandi regioni sotto l’Africa e sotto il Pacifico, dove il mantello più basso è più caldo della media, meno calore fuoriesce dal nucleo. Il nucleo esterno sotto queste regioni può diventare abbastanza caldo da rimandare il calore verso il nucleo interno tornado a provocare uno scioglimento.

Il co-autore della ricerca, il Dr. Binod Sreenivasan, del Indian Institute of Technology ha dichiarato: “Se il nucleo interno della Terra si sta sciogliendo in alcuni posti, questo rende le dinamiche nel confine tra nucleo interno ed esterno, molto più complesse di quanto immaginavamo. “

“Da una parte, abbiamo mucchi di materiale leggero che viene costantemente rilasciato da questo confine dove ferro puro viene cristallizzato. D’altro cando, il processo di fusione di questo ferro produrrebbe un denso strato liquido sopra questo confine. Quindi, i mucchi di materiale leggero passeranno attraverso questo strato prima che cambino qualcosa nel nucleo esterno. “

“In maniera molto interessante, non tutti i modelli sui dinamo terrestri producono calore mentre vanno verso il nucleo interno. Quindi la possibilità che il nucleo interno si stia sciogliendo può mettere dei forti limiti intorno al regime di funzionamento del dinamo terrestre.

Il Co-autore, Dr. Sebastian Rost, dell’Università di Leeds ha aggiunto: “La concezione standard è stata quella di un nucleo interno che sta ghiacciando da per tutto e sta crescendo progressivamente, ma sembra che ci sono regioni dove in realtà in nucleo si sta sciogliendo. Il flusso di calore dal nucleo al mantello ci assicura che c’è ancora un processo di raffreddamento del nucleo esterno, ma sta anche crescendo nel tempo, questo comunque non significa che si tratta di un processo uniforme.”

“Il nostro modello ci permette di spiegare alcune misurazioni sismiche che hanno mostrato che c’è un denso strato liquido intorno al nucleo interno. Questa nostra teoria dello scioglimento locale potrebbe spiegare queste anomale osservazioni sismiche, per esempio, spiegando perché le onde sismiche dei terremoti viaggiano più veloce in alcune parti del nucleo rispetto ad altre. “

Fonte: http://link2universe.wordpress.com/2011/05/19/il-nucleo-della-terra-si-sta-sciogliendo-e-ghiacciando/